11/08/11

When You're Strange

Tom DiCillo, considerato l'allievo di Jim Jarmusch, alfiere di un cinema indipendente di discreto successo e straniamento, ripercorre attraverso immagini di repertorio e la voce narrante di un bello e dannato del cinema americano, quale Johnny Depp, l'epopea dei The Doors ed in particolare del suo leader Jim Morrison, figura già scandagliata a suo tempo da Oliver Stone, ma che qui aggiunge qualcosa di nuovo o meglio sceglie una strada diversa da percorrere nel raccontare la loro storia.
Interessante è sicuramente il recupero di immagini e filmati d'epoca che si aggiungono a quelli già noti ai più, riuscendo a costruire un'opera originale, che parte dalla morte del cantante Morrison per ricostruirne la parabola, evidenziando le progressive insicurezze e stranezze, che il gruppo ha sempre a suo modo tentato di contenere e assecondare, sull'onda di un successo che ne aveva decretato la fama mondiale, come ci ricorda il finale del documentario.
Affascina scoprire così la fase di elaborazione dei loro dischi, con le sessioni in studio e il collocamento storico dei The Doors all'interno della società americana del tempo, in cui la controcultura si faceva strada, sino al fallimento del sogno americano con le morti di Martin Luther King e Bob Kennedy, quale raccoglitore del testimone lasciatogli dal fratello John.
Un documentario ben costruito, che sfrutta anche immagini stranianti di un Morrison in viaggio nel deserto, quasi come il parallelo protagonista di Vanishing Point, e l'annuncio radiofonico del suo decesso e l'aura di mito in cui lo stesso verrà successivamente calato, ma senza trascendere nelle solite teorie che hanno accompagnato icone come Elvis Presley o Marilin Monroe e di cui il primo è stato un referente iconografico significativo per lo stesso Morrison.
Il titolo evocativo nel riprendere le parole di un brano dei The Doors costituisce la sintesi perfetta nel delineare il senso di straniamento di un'epoca e di un individuo, visto attraverso il peso del successo che pare averne condizionato l'esistenza, quale necessità di attenzione, come un vampiro che si nutre dell'energia del proprio pubblico e che cerca anche una dimensione di quiete e riscontro personale attraverso la realizzazione di poesie, che costituiranno una fonte di orgoglio per lo stesso, ma non sufficiente dal liberarlo dalle proprie dipendenze e dal declino fisico, che DiCillo, attraverso le immagini di repertorio ci mostra chiaramente, sino al processo che lo vedrà condannato per la propria condotta poco apprezzabile durante un fallimentare concerto, secondo le leggi americane sull'onda di un perbenismo incalzante, che decreterà un'immagine scontatamente maledetta del gruppo.
La scelta di Johnny Depp come voce narrante pacata e mai sopra le righe, costituisce una scelta appropriata nell'unire due icone a suo modo rock, anche perché Depp stesso a suo tempo si è dato alla musica e ha conosciuto un'esistenza turbolenta, ma senza per questo bruciarsi come lo stesso Morrison.
Pertanto, se ne consiglia la visione in lingua originale piuttosto che quella doppiata, con la voce del nostro "maudit" nostrano Morgan, che quanto a caratura e carisma, non so perché, ma non mi pare avere lo stesso spessore ed intensità dei due di cui sopra, ma la scelta di visione e versione rimane giustamente allo spettatore, anche se ritengo spesso questa esigenza di doppiaggio con voci nostrane a noi note, un'operazione di dubbia utilità e funzionalità nella resa finale del prodotto.

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