16/08/10

La casa dalle finestre che ridono

Quando Avati era Avati e Costanzo, proprio Maurizio Costanzo, collaborava con il regista nostrano nel realizzare storie che sono entrate nell'immaginario cinematografico del nostro tempo e che a distanza di anni, nonostante uno stile che denota gli archetipi e un modo di girare tipico del genere fantastico o orrorifico che dir si voglia di quegli anni, la coppia era riuscita a realizzare una serie di film denotati come "horror padani" che si rimpiangono e vien voglia di rivederli sempre con piacere, apprezzandone la capacità di sfruttamento di stilemi e luoghi del nostro bel paese riuscendone ad estrapolare gli aspetti magici e misteriosi, grazie al recupero di un retroterra culturale colmo di dicerie e retaggi legati ad una cultura contadina che non hanno nulla da invidiare al folclore delle terre d'albione.
Spiace, rivedendo i suoi primi lavori, notare come Avati abbia perso l'ispirazione per simili storie che hanno rappresentato una felice stagione cinematografica e che ancora oggi riescono a suscitare brividi ed inquietudini e il desiderio di ripercorrere i luoghi scelti dal regista per raccontarci queste vicende di paura e terrore genuino, che oggigiorno sembrano non poter prescindere da un impiego di effetti speciali che sembrano snaturarne la natura e la capacità sovversiva di un genere in grado di far venire alla luce ipocrisie e malignità della società in cui viviamo.
Un film da recuperare e riassaporare con piacere con attori e caratteristi di un certo calibro, che ne hanno fatto la fortuna, rendendolo un cult una volta tanto non sopravvalutato.

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