16/04/12

Polisse

La scelta di voler raccontare attraverso le immagini di un film le vicende della sezione di polizia francese dedita a combattere i crimini contro l'infanzia, si presentava decisamente ardua ed è stata molto apprezzata dai critici e dal festival di Cannes, ma questa enfasi si scontra con una rappresentazione che si rivela invero superficiale e inadeguata.
L'idea della regista testimone, all'inizio silente più per vezzo che per vero rispetto del lavoro svolto dagli altri, appare subito pretestuoso e la stessa protagonista, ricca e insoddisfatta del proprio ambiguo rapporto con il padre delle proprie figlie, non riesce a riscattare uno sguardo intellettuale non condivisibile che irrita per la propria posizione di comodo, incapace di trovare delle veritiere giustificazioni al suo modo di essere e di porsi.
Anche la rappresentazione dei poliziotti, visti nella loro umana quotidianità, fatta di difficoltà relazionali che riguardano il loro privato, riflettendosi inevitabilmente sul lavoro, appare artefatta, quasi fosse un episodio televisivo infarcito di luoghi comuni ed emozioni che spesso irritano piuttosto che coinvolgere lo spettatore.
Polisse vorrebbe riflettere uno sguardo discreto e rispettoso di aspetti assai delicati, ma si dimostra invece inadeguato nella sua analisi e nella sua osservazione per i motivi sopra detti.
Il facile entusiasmo riservato a simili film dimostra come ci si accontenti facilmente di rappresentazioni che si ammantano di una presunta sensibilità di sguardo, ma che dimostrano invece l'artificio che li sostiene e la necessità di vedere messe in scena situazioni che meriterebbero ben altro rispetto e sensibilità da parte di chi vuole raccontarli o meglio, anche più semplicemente un'analisi più approfondita delle psicologie, senza per questo ricadere in stereotipi o soluzioni che nella loro messa in scena si dimostrano troppo pensate e costruite a tavolino.

13/04/12

Oss 117 - Le Caire nid d'espions

La fascinazione per un immaginario di stampo vintage appare evidente nello stile rappresentativo di Hazanavicius già da questa sua opera precedente e sconosciuta al grande pubblico, in cui il regista di The Artist recupera una figura spionistica che aveva rappresentato uno degli archetipi di quel cinema epigono del genere, ma di serie decisamente inferiore, apprezzato da un pubblico teso al recupero di un cinema artigianale piuttosto ingenuo nei suoi intenti.
Quello che però si fa apprezzare in quest'opera precedente, fortunata in patria, tanto da generare un secondo capitolo, dimostra di non prendersi sul serio e di riuscire a giocare con brillante ironia nei confronti di una figura che incarnerebbe un modello maschile piutttosto macho e maschilista ed il personaggio interpretato da Doujardin esaspera effettivamente questi aspetti ,che fanno sorridere per l'ingenuità di fondo del personaggio, la cui virilità viene spesso messa in dubbio dalle vicende in cui viene calato, appalesando quella latenza omosessuale che, se altrove era ben lontana dall'essere presente in simili opere, qui diviene l'elemento persistente insieme ad una vicenda dai tratti spionistici, che pare quasi pretestuosa per dare spazio ai toni di un commedia che nella sua ricostruzione dei colori e degli ambienti appare filologicamente corretta.

Magnifica presenza

Il nuovo film di Ozpetek ancora una volta e, in questo caso più sentitamente di altre, disvela l’amore dell’autore per il cinema, la fascinazione subita e trasmessa attraverso il suo protagonista per la finzione scenica in se stessa, su cui ruota gran parte del discorso filmico dallo stesso intrapreso in quest’opera. 
Magnifica presenza è invero la magnifica ossessione del regista per un mondo sognante e di sogno cui vorrebbe accedere il suo protagonista, figura solitaria, incerta della propria identità sociale e sessuale, incapace di relazionarsi con la realtà che lo circonda e che ritrova, nel rapporto, inizialmente conflittuale poi inevitabilmente dipendente e sfociante nella patologia psichiatrica agli occhi degli altri, con una fantomatica compagnia teatrale del passato, la propria apparente dimensione di appagamento, come dimostra il finale nel teatro da cui tutta la vicenda pare trarre il proprio sviluppo metafilmico. 
Un film che non sembra riuscire a scegliere un registro ben definito, dove dramma e commedia paiono sovrapporsi ed avvinghiarsi senza soluzione di continuità, ma con esiti non così definiti come in altri suoi film, tanto da risultare difficile l’immedesimazione con il protagonista, con il rischio di non riuscire a condividere appieno la fascinazione del regista per quell’idea di cinema e di finzione di cui continuamente pare pervadere il suo film.
Ozpetek punta sulla finzione pura, sulla recitazione e sulle maschere del quotidiano risultando involuto e poco convincente nella sua aspirazione di gioco metalinguistico. 
Alla fine non pare potersi condividere la scelta operata dal protagonista di volersi rifugiare in un mondo altro, apparentemente più rassicurante, poiché anche in esso Ozpetek rivela esservi delle smagliature, dei tradimenti nei confronti di quello spirito recitativo e artistico di cui si fanno portatori gli attori della compagnia teatrale.
Tutto ciò dimostra più che mai la pavidità di un personaggio involuto, poco simpatico, nonostante i tentativi del regista di tratteggiarne un’umanità più problematica e interessante di quello che solitamente potrebbe apparire, ma vi innesta troppi elementi che rimangono alla fine in sospeso, indefiniti, tanto da rendere il discorso e la rappresentazione della storia incompleti ed insoddisfacenti. 
L’ossessione cinefila e teatrale di Ozpetek questa volta si manifesta in maniera decisamente troppo esplicita, mediante citazioni e riferimenti al cinema dallo stesso amato e vezzeggiato. Eppure questo discorso, sfociante nel metacinema, non pare essere nelle sue corde, seppur tenti di proporlo al suo pubblico con i toni più accessibili della commedia, al fine di evitare intellettualismi troppo espressi, con esiti piuttosto ingenui e deboli, che disvelano la sua natura narrativa eccessivamente programmatica.