26/03/13

Promised Land

Gus Van Sant dirige con mano sicura un film di cui si può immaginare l'esito per le modalità con cui viene introdotto il suo protagonista e per quello che esso rappresenta, per il fatto che ci e gli viene spesso rammentato come e quanto sia un uomo sano di principi, come e quanto sia buono e Matt Damon ha inevitabilmente un viso rassicurante da bravo ragazzo, che solo Scorsese ha tentato di convertire in subdolo doppiogiochista.
Ebbene, storia abbastanza classica e lineare, ben interpretata dai comprimari, incentrata sulla figura di Matt Damon che risulta più simpatico del solito, tanto da suscitare il desiderio di vederlo alla fine premiato per i suoi sforzi, rispetto al più spigliato e apparentemente vincente attivista ambientalista.
Gus Van Sant non si concede colpi di regia o di sceneggiatura audaci, anche perché non suo il progetto, ma conduce i personaggi sino alla meta, ben sapendo quello che deve raccontare, senza facili sensazionalismi, come altri film di denuncia hanno saputo offrirci.
Crea un film  che si mantiene su una linea precisa e stabile, senza sbavature che potrebbe appassionare ma che potrebbe anche non decollare, proprio per quella apparente assenza di pathos, che invero non manca, perché si avverte l'impegno di Damon, che risulta comunque prevedibile nella sua evoluzione narrativa e che forse è l'aspetto più debole di un film più onesto di altri prodotti similari.

1 commento:

Marco Goi ha detto...

non una pellicola innovativa, ma a me ha coinvolto parecchio!