22/06/07

Un mercoledì da leoni

Film che definire generazionale è erroneo e fuorviante, perché in esso vi è molto più di quello che Milius sembra volerci prospettare, introducendo i protagonisti quali scanzonati e immaturi surfisti, pronti a cavalcare le onde e conquistare nuove ragazze ogni giorno, e lo si dovrebbe già percepire dalla scansione temporale adottata in base alle mareggiate che sanciscono lo scorrere del tempo e della vita dei tre sportivi, cui l'inevitabile guerra del Vietnam segnerà ulteriormente il destino.
E' proprio questo appuntamento con la storia a determinare una svolta narrativa netta con aspetti inevitabilmente drammatici, ma che sembrano nonostante tutto tenere uniti i tre campioni di surf, ma è solo un'illusione come le immagini sullo schermo che ricordano a Matt (Jean-Michael Vincent) il suo glorioso passato sportivo e che al tempo stesso ne sanciscono la morte sportiva.
Ma Matt, Jack e Leroy avranno la loro occasione di riscatto e forse di ultimo incontro durante la grande mareggiata del '74, in cui i tre sapranno dimostrare il loro valore sportivo, nonostante l'inevitabile avvento di nuovi fenomeni forieri di un stile moderno e veloce.
E' in queste sequenze che Milius realizza scene di surf cariche di emozione, che vanno oltre il piacere sportivo, per trasfigurarsi in metafora esistenziale della lotta dell'individuo contro l'immensità della natura sino alla sua mitizzazione, regalandoci uno dei finali più malinconici, ma al tempo stesso virili del cinema americano.

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