15/10/07

4 mesi 3 settimane 2 giorni

E' uno sguardo secco, preciso capace di distanziarsi adeguatamente da ciò che osserva, restituendo tutto il livore e la freddezza di una storia che erroneamente si può ritenere pro aborto, e che per questo potremmo definire bressoniana nella sua messa in scena, quello proposto dal regista rumeno con riferimento agli anni del regime Ceausescu.
Non vengono espressi giudizi in merito alla scelta operata dalle protagoniste, ma si presenta un dramma sociale che diviene sistematico a causa di un regime che impone determinate regole e che comporta scelte, che per la loro illegalità fanno emergere necessità e piccole crudeltà del quotidiano, atte a mettere in crisi valori e affetti consolidati.
Significativo è il piano sequenza della cena cui partecipa con grande sofferenza e nervosismo Otilia (Anamaria Marinca), momento pregnante in cui si ritrova a dover fare i conti con se stessa, i propri sentimenti ed il disagio della violenza subita e quella che dovrà alla fine compiere.
Ed è il piano sequenza la misura stilistica e narrativa idonea a racchiudere nella cornice dello schermo le storie di due ragazze, che impareranno a comprendere a caro prezzo il senso di quella piccola morte e della loro stessa esistenza, già di suo forgiata dalle privazioni, eppure così lontana ed incomprensibile a quei genitori che dovrebbero e potrebbero aiutarle, e che aprioristicamente sentono di rifiutare per paura e vergogna.

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