20/10/07

E Johnny prese il fucile

Parabola antimilitarista di Dalton Trumbo tratta dal suo omonimo romanzo, che non scade nel patetismo più bieco, nonostante una vicenda umana che in sé non può non colpire lo spettatore , dato che il protagonsita è ridotto ad un tronco umano privo della favella dell'udito e della vista, relegato in una stanza d'ospedale quale oggetto di studio ai fini della scienza medica e della guerra stessa.
Johnny in verità cosciente, impara a comprendere e a rendersi conto di quello che gli avviene attorno, cercando dentro la sua mente, i suoi ricordi ed i suoi sogni la risposta a tutto questo dolore per una vita che non è più tale e che pare ad un certo momento trovare il conforto in una gentile infermiera che proverà a comunicare con lui, superando la presunzione e la miopia della scienza medica unita a quella militare.
Trumbo contrappone un presente grigio ed incolore al passato ed alle visioni oniriche colorate, dove fa capolino pure Gesù, in veste ironica e ad un certo punto rassegnata ed impotente di fronte alla condizione disumanizzata del povero soldato.
Johnny scava nei propri ricordi e visioni grottesche gli stimoli per trovare un contatto con quel mondo esterno che pare vergognarsi di lui, quale frutto dell'orrore umano e come tale inadeguato ad essere esposto agli occhi dell'umanità.
Trumbo chiude la vicenda in un finale agghiacciante, dal sapore quasi horror o fantascientifico che dir si voglia, dove la solitudine e il buio avvolgono progressivamente la voce interiore del protagonista enunciata invano attraverso l'alfabeto morse, ma ormai volutamente inascoltata per il bene della guerra e della medicina.

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