07/11/08

Il passato è una terra straniera

Vicari si sente a proprio agio nel raccontare vicende che sullo sfondo hanno il mondo dell'azzardo, della sfida, della tensione sottesa e del desiderio di vittoria che conduce i giocatori ad andare avanti sino ad una spasmodica ricerca di successo, quale sottotraccia di un disagio interiore indefinibile e indefinito.
Partendo dal romanzo di Carofiglio, che ha contribuito alla sceneggiatura del film, Vicari mette da parte la vicenda poliziesca, interessandosi maggiormente al confronto tra i due protagonisti, amici predestinati ed accomunati dal gioco d'azzardo, in cui si percepisce in un certo senso la noia esistenziale o meglio il malessere di Giorgio (Elio Germano), rispetto alla più consapevole e compiaciuta volontà di Francesco (Michele Rondolino), personaggio eminentemente negativo e forse meno ambiguo e sfumato di quello interpretato da Mastandrea in Velocità Massima.
Il regista non concentra il racconto su facili derive di dipendenza dal gioco, puntando lo sguardo su un rapporto inevitabilmente destinato a collassare, con conseguente corruzione anche per il nostro protagonista, che cercherà a suo modo una forma di espiazione alle proprie colpe, rimanendo sino alla fine individuo incerto ed indeciso della propria esistenza, come dimostra il suo presente apparentemente appagante.
Le musiche di Theo Teardo costituiscono comunque un interessante tessuto sonoro che s'intreccia perfettamente con la storia narrata, esaltando al meglio i momenti drammatici del film e la deriva interiore di un giovane, incapace di trovare le risposte giuste al proprio turbament, perso in una Bari notturna e sferzata dal vento e dal mare di giorno, attraverso cui Vicari distribuisce il proprio sguardo su una geografia metropolitana dopo un inizio linchyano alla Lost Highways, forse a presagire il percorso accidentato e senza meta apparente del suo protagonista.

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