20/01/10

Good Morning Aman

Ci sono film che andrebbero inclusi nella categoria invisibili, vuoi per colpa dei soliti distributori, vuoi per un'indifferenza congenita dello spettatore medio. Allora scendono in campo trasmissioni o spazi televisivi che cercano di puntare per qualche minuto una luce d'attenzione benevola per questo cinema italiano di nicchia, che nessuno considera e che a detta di alcuni andrebbe recuperato dopo un breve passaggio a qualche festival di cinema.
Ebbene, diciamolo, la regola non è sempre valida e non si dovrebbe sempre credere nella buona fede altrui, soprattutto di quei presunti paladini del buon cinema italiano, perché se certi film rimangono invisibili un motivo c'è e non è sempre colpa dei soliti noti chiamati al banco degli imputati della crisi del cinema nostrano.
Questo film ha tutti i difetti di una certa pretenziosità narrativa e stilistica ben visibili da un impiego della grammatica filmica che lascia perplessi e alla lunga disturba, per restituirci alla fine un racconto frammentario, fatto di campi stretti, attaccati come carta moschicida ai corpi dei suoi protagonisti e nonostante ciò con momenti di difficoltà di comprensione dei dialoghi rarefatti tra i personaggi della vicenda.
La storia in avrebbe potuto essere interessante, avrebbe potuto fornire uno sguardo non banale sul rapporto tra un bianco e un nero in Italia e in parte ci riesce, perché non vi sono stereotipi, ma per il semplice fatto che il regista non ha la possibilità di svilupparli, in quanto manca un racconto che possa dirsi tale con tutti i suoi crismi. L'ellissi narrativa è eccessiva al punto da condurre ad un vuoto di senso e significato in cui si percepiscono alcuni aspetti delle psicologie dei suoi personaggi, ma senza riuscire ad andare veramente a fondo, senza scavare a sufficienza, tant'è che permane un senso di perdita, d'insoddisfazione che irrita e che dimostra come e perché certi esordienti non riescano a raggiungere una credibilità a livello professionale.
Così alla fine ci si rivolge inevitabilmente alla commedia, che in questo periodo campeggia e campeggerà nelle nostre sale con il suo sguardo ombelicale o nostalgico che sia, ma alla fine l'unico punto di vista rassicurante che ci rimane per gettare un occhio alla realtà intorno a noi, fingendo che fino a qui va tutto bene, fino a qui tutto bene. Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio.

6 commenti:

Eleanor Duse ha detto...

complimenti per le tue recensioni. Mi piacciono. Critiche ed esaurienti.

Sera.

ED

Pereira ha detto...

Grazie, lieto di constatare che lo scopo sia stato forse raggiunto :-)

Anonimo ha detto...

macchè,a parte che scrivi così bene che uno si paralizza e non commenta, a me è venuta la curiosità di vederlo questo film.
soprattutto per capire se il mio occhio si avvicina un poco al tuo. se quello che vedi tu lo vedo anch'io.

Pereira ha detto...

Troppo gentile, se non fossi blu arrossirei... ;-) garantisco che in rete puoi trovare pareri ben più autorevoli dei miei, ma come giustamente hai scritto la mia è una visione, anche se da "rompino" e come tale discutibile e ben vengano i commenti ed il confronto ;-)
In ogni caso anche tu ti dedichi al cinema, quindi il dibattito rimane naturalmente aperto

Billyboy ha detto...

Bravo Pereira, nel blu dipinto di blu!
Approvo quanto scrivi nel solito stile chiaro e diretto. Pensa che Fazio ne aveva parlato anche bene.
Falocco farlocco pure lui, come Mollica.

Fino a qui tutto bene...
il mattino ha l'oro in bocca
il mattino ha l'oro in bocca
il mattino ha l'oro in bocca
il mattino ha l'oro in bocca
il mattino ha l'oro in bocca

Pereira ha detto...

Grazie Drugo... siamo circondati dai farlocchi e tu lo sai... ;-)