05/01/10

The Reader

Il film di Daldry rivela un'intensità di tutto rispetto in cui il racconto di formazione non si rinchiude in se stesso e non si ripiega sulle pagine di un erotismo di facciata, per arrischiarsi sul terreno del tema dell'Olocausto con inevitabili e conseguenti domande che permangono per tutto l'arco del racconto e che segnano la vita del suo protagonista maschile.
Daldry pare invece sbavare proprio nella parte finale, in un retorico e banale incontro con quelle vittime dell'Olocausto su cui molto si è visto e detto e non sempre con sufficiente sensibilità o capacità, se non cadendo in trappole di senso e di significato leziose, che sembra appiattire, banalizzare, - anche se il rischio si avverte in vari punti - e vanificare l'intensità della propria opera che gioca in maniera affascinante sui corpi e sulla seduzione, nonché sulla lettura e sul suo potere di unione affettiva ed intellettuale, con tutte le ambiguità e devianze che ne scaturiranno, in seguito alla scoperta dei misteri dietro cui si avvolge l'apparentemente rigida Anna (Kate Winslet).
Alla fine come sempre, ma questa volta in conseguenza di un amore per la vita, domande sulla banlità del male, sulla morale e sulla legalità e legittimità di certe scelte e azioni sfociano ancora una volta nelle nostre menti, ponendoci quesiti cui è difficile rispondere e che per bocca o per mano di alcuni dei personaggi potrebbero risultare inadeguate o non comprensibili ed è proprio invece nei silenzi, nelle reticenze, negli imbarazzi che Daldry pare trovare la giusta misura e le giuste domande da porre ai suoi protagonisti, mettendo in scena un racconto sì di formazione, ma anche di rimozione e d'incapacità affettiva dovuta ad un trauma che va oltre le porte della tensione sociale di una nazione, per ricondursi ad un solo individuo, quale portavoce di nuove domande affascinanti cui relazionarsi e cui forse cercare di non dare risposta.

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