06/05/10

Io sono l'amore


Il nuovo film di Guadagnino autore di quel Melissa P evitato debitamente come la peste, si presenta come opera che stilisticamente affonda le sue radici in un cinema autoriale del passato. Intento nobile ed apprezzabile che suscita una sorta di nostalgia, che per certi versi è scelta narrativa e formale meno risibile di altri nostri presunti autori e che dimostra una preferenza stilistica non facile e rischiosa, ma che evidenzia un'eleganza formale, che inizialmente attrae lo sguardo e lentamente ci guida attraverso le mura di una villa milanese, ai più ignota, le cui geometrie delineano il distacco spaziale e temporale del luogo e della famiglia che la abita.
Con il procedere del racconto questa eleganza, incarnata perfettamente dalla eterea e brava interprete Tilda Swinton diviene, col procedere della vicenda, eccessivamente formale e studiata, tant'è che la frattura interposta dal popolare Antonio (Edoardo Gabriellini) all'apparente rigidità sociale della famiglia ivi rappresentata diviene elemento che, per quanto non eccessivamente forzato e gridato, almeno agli inizi, rappresenta col tempo un elemento che di per sé sarebbe stato sufficiente a rompere un presunto equilibrio, che Guadagnino insinua attraverso anche altri elementi, che non sempre trovano un'adeguata rappresentazione, rischiando di accumulare troppi fattori.
Per quanto riguarda il suddetto Gabriellini, il fatto di voler passare per ligure con quell'indelebile accento toscano e una recitazione sempre uguale a se stessa, dimostra come egli sia uno di quei caratteristi destinati ad essere relegati a ruoli di macchietta, che altrove non possono essere inseriti o concepiti come in questo caso.
Dramma raggelante, che evoca inevitabilmente echi viscontiani e anche antonioniani per certi versi, con spunti fassbinderiani, come scritto da alcuni critici per le tensioni affettive e omosessuali che si avvertono sottotraccia, ma che se da una parte costituiscono un pregevole tentativo di allontanarsi da una rappresentazione urlata e stereotipata della famiglia italiana, come il cinema degli ultimi anni ci ha dimostrato, dall'altra rischia una freddezza fine a se stessa, in cui la forma perde di sostanza, rischiando una decalcomania tale da inculcare la noia o il ridicolo nel suo volgere verso un finale inevitabilmente drammatico e necessario.

8 commenti:

Matteo Nicola Bottino ha detto...

pensare che invece io l'ho trovato così "caldo" ed emozionante...in particolare il finale mi ha commosso molto, con lo sgaurdo complice tra la Swinton e la Rohrwacher e lo sfondo dorato.
Sull'amante cuoco sono totalmente d'accordo!

Pereira ha detto...

ti dico, formalmente mi è piaciuto perché lontano dal solito sguardo mucciniano et similia, ma qualcosa mi ha frenato... brave la Swinton e la Rohrwacher... forse la presenza di Gabriellini me l'ha rovinato ancor più di quanto non voglia ammettere... :-) in ogni caso un film che merita la visione e ben vengano altri pareri in merito, come il tuo... :-)

Matteo Nicola Bottino ha detto...

infatti voglio scrivere 1 mini-recensione da quando lo abbiamo dato al Gruppo Cinema ma poi mi perdo sempre in minchiate minchiose tipo Lindasy Lohan che sembrava avesse l'HIV, le foto inquietanti della Carrà, insomma roba da "frosci" alla Signorini de noartri ;)
ma presto cercherò di raccogliere la (poca) serietà che mi rimane ed elaborerò un pensiero sul film in oggetto.
Saluti, carissimo...

seaborg ha detto...

All'interno dello stesso film avvengono 2 cose straordinarie: un attore italiano recita il ruolo di un cuoco ligure con accento livornese e un attrice inglese recita il ruolo di una moglie russa in un italiano passabile con un credibilissimo accento russo.
Ora, che la Swinton sia un'attrice con maggiore esperienza e' un dato di fatto, ma qui si tratta delle basi del mestiere, e di un po' di impegno! suvvia Gabriellini, un po' di dizione non ti fara' male!
cmq il Gabriellini mi e' piaciuto nonostante tutto, il suo corpo bruno e' un perfetto contrappunto a quello eburneo della Swinton!

Pereira ha detto...

sì la questione linguistica è sempre un problema di credibilità narrativa e l'antipatia provata per Gabriellini, ormai relegato a ruoli che si somigliano recitativamente mi ha fatto dimenticare di evidenziare il macrodifetto relativo alla Swinton... per quanto concerne i corpi e la loro esibizione (di cui per la Swinton nei titoli di coda ho letto essere stata impiegata una controfigura) i gusti giustamente sono gusti :-)

Pereira ha detto...

@Matteo: ti dirò che le tue minchiate minchiose come le definisci tu le trovo un contrappunto leggero e ironico, come si evince dai tuoi post, che alleggerisce e rende ancor più ironiche situazioni che solitamente si liquiderebbero con una certa indifferenza snobistica ;-)
lieto di averti ispirato e stimolato nella decisione di scrivere una tua recensione in merito a questo film... :-)
a presto

Matteo Nicola Bottino ha detto...

Grazie, fin troppo gentile! La tua opinione è sempre gradita e importante. Spero ci vedremo presto al Gruppo Cinema.

Pereira ha detto...

La mia opinione è spesso discutibile, proprio in quanto opinione, ma ti ringrazio, il confronto è sempre utile e stimolante :-) molto probabilmente ci sarò per gli ultimi due film in programma, salterò Sunshine Cleaning perché sarò fuori città... in ogni caso buone visioni a tutti...